Metafore

Hegel e la piovra

Intanto usiamo la “piovra” non nel senso “mafioso” del termine, non vogliamo assimilare gli scritti di Hegel ai pizzini di Nessuno. “Piovra” è una parola normanna, sembra diventata di moda a causa di Victor Hugo.

Cercando di spiegare il pensiero di Hegel ai miei studenti, ho usato la metafora del polipo. Li ho invitati a ricordare il polipo Paul, che durante i mondiali si diceva sapesse pronosticare i vincitori delle varie partite. Quanto è già lontano nella memoria quell’evento accaduto solo nel 2010!

L’accordo di tante specie animali in un certo schema comune, che sembra aver presieduto non soltanto alla struttura del loro scheletro, ma anche alla disposizione delle altre parti, e in cui una meravigliosa semplicità di disegno, col raccorciamento di una parte e l’allungamento di un’altra, con l’inviluppare questa e sviluppare quella, ha potuto produrre una varietà così grande di specie, lascia cader nell’anima un raggio, sia pur debole, di speranza, di poter conseguire qualche cosa col principio del meccanismo della natura, senza del quale una scienza della natura non è possibile. Questa analogia delle forme, che con tutta la loro diversità sembrano esser state prodotte conformemente ad un tipo comune, fortifica l’ipotesi di una loro reale parentela nella genesi da una madre comune, col mostrarci l’avvicinamento graduale di una specie ad un’altra, da quella in cui il principio dei fini sembra attuato al massimo grado cioè l’uomo, fino al polipo, e da questo ai muschi e alle alghe, e finalmente al più basso grado che possiamo conoscere della natura, la materia bruta (I. Kant, Critica del giudizio, §80, Roma, 1987, pp. 293-294).

Il polipo, per il maestro Kant, sembra essere un trampolino di lancio verso l’abisso della materia bruta e forse non è insensato prenderlo come una metafora del grande laboratorio hegeliano. Intanto i polipi sono studiati e si cerca di capire come mai i loro tentacoli non cadano mai in confusione, non si attorciglino l’uno con l’altro… Il che accadde invece a Hegel.
Secondo T. W. Adorno, Hegel si è trovato nella situazione del barone di Münchausen,

che voleva uscira dalla palude tirandosi per il codino, nel senso che deve sviluppare le sue forme costitutive a partire dalla coscienza individuale (Terminologia filosofica, Einaudi, Torino, 1975, vol. I, pp. 262-263).

Ecco un’altra metafora!


Per questo motivo Hegel è stato accusato di essere un ciarlatano, abbiamo sentito Schopenhauer gridarlo a tutti e più recentemente Giorgio Colli lo ha ripetuto. Ma che cosa c’è di vivo e che cosa invece è morto del polipo hegeliano che cerca di ridurre ai suoi tentacoli, IL RAZIONALE, ogni aspetto della realtà? Muenchhausen_Herrfurth_7_500x789-400x284

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