Schopenhauer e Fight Club

È davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l’umanità.
È un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro età della vita fino alla morte, con accompagnamento d’una fila di pensieri triviali.
Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l’orologio della vita umana di nuovo caricato, per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata» (A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Libro I, IV, 58, trad. it. a cura di P. Savj Lopez, Laterza, Roma-Bari 1986, pp. 424–425).

Chuck Palahniuk (per la corretta pronuncia, clicca qui), nel suo romanzo “Fight Club”, traduce l’orologio di Schopenhauer nel mondo schematico del protagonista (che chiameremo “Mayo”), scandito dalle misure dell’Ikea:

Una bomba distrugge l’appartamento di Mayo e questo evento può essere paragonato alla scoperta che tutto è dominato dalla Volontà, un evento che nel film è così commentato da Tyler Durden: “The liberator who destroyed my property has realigned my perception” (“Il liberatore che ha distrutto la mia proprietà ha riallineato la mia percezione”).

La percezione di Mayo è distorta, ovviamente, chiusa nello steccato della Rappresentazione, delle convenzioni sociali, del consumismo, nel gergo di “Fight Club”, solo una bomba può spezzare l’incantesimo.

Mayo è insonne e quindi incarna l’uomo che non è più nelle condizioni di “dormire”, di sottostare al dormiveglia a cui è costretto l’uomo dalla Volontà. La sua condizione di disagio lo porta a toccare con mano un mondo pieno di dolore, che nel film è rappresentato dal gruppo che Mayo frequenta, dove si condividono le proprie storie di sofferenza psichica. Chloe, colei che guida il gruppo, invita Mayo a scendere nelle profondità del proprio io, dove troverà l’animale totemico, da cui trarre forza per intraprendere un cammino di recupero. Mayo immagina di scendere in una grotta ghiacciata dove un pinguino gli dice “Slide” (“Scivola”) e poi scappa via “scivolando” sulla superficie della cavità.

Si tratta di un percorso iniziatico, dove la percezione del dolore in cui è immerso il mondo, dovrebbe portare a sfuggire al potere della Volontà, che non fa altro che alimentarlo e diffonderlo. “Scivola” è detto in un contesto orientale, in cui si parla di “chakra”, usando quindi una terminologia che proviene dallo yoga, supportando l’ipotesi che lo “scivolamento” sia la progressiva “indifferenza” agli impulsi che porta al nirvana.

La chiave di lettura schopenhaueriana si fa evidente nel finale, in cui Tyler sta per portare a termine il suo piano di eversione della finanza mondiale e Mayo vorrebbe fermarlo: “Ma tu sei insignificante ora. Dobbiamo dimenticarci di te”. Il cammino verso l’annullamento della Volontà, passa attraverso la negazione della volontà individuale. L’individuo, in quanto incarnazione di un potere sovraindividuale, deve sottomettersi alla Noluntas, solo così potrà essere piena la sua liberazione. Alla fine, quando appare evidente che Tyler non è altro che l’alter-ego ascetico di Mayo, quest’ultimo non ha il coraggio di portare a compimento l’opera.

Mayo, nel confronto finale con Tyler, gli intima: “Ascoltami bene, ho gli occhi aperti” e poi si spara. Si tratta di una dichiarazione programmatica, alla luce della filosofia di Schopenhauer, che negava il suicidio come soluzione. Mayo ha gli “occhi aperti”, cioè ha raggiunto una piena coscienza della situazione, si è reso conto che deve annullarsi come individuo, ma in realtà può raggiungere il nirvana solo sbarazzandosi della figura dell’ascesi rappresentata da Tyler. Nell’impianto schopenhaueriano del film, matura alla fine un distacco, una frattura insanabile?

Sì, perché Marla e Mayo, mano nella mano, che contemplano dall’alto la distruzione della torri del potere, del dominio universale, rappresentano un copione alternativo rispetto al nirvana di Schopenhauer. Si tratta del ritorno della compassione, che il filosofo di Danzica aveva lasciato indietro rispetto alla fase più avanzata dell’ascesi. Infatti Marla ritorna nelle vesti di amorevole crocerossina, preoccupata della salute di Mayo, non è più la vampira stralunata e assetata di sesso.
Si tratta di alcune annotazioni in ordine sparso, che speriamo siano il preludio a più mature riflessioni…

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